Immaginate uno di quegli individui che nel linguaggio corrente vengono definiti “nevrotici“: è rigido, ha l’aria stravolta e parla con voce malferma.

Quando ha un brufoletto, la sua prima reazione è immaginare che sia canceroso, e che ha già un piede nella fossa. Se incorre in un minimo contrattempo negli affari, reagisce come se la bancarotta fosse imminente e sicura.

Non si limita a reagire, ha solo reazioni eccessive.

 

Confrontatelo con una persona imperturbabile, dotata di quella capacità di rimanere calmi nei momenti di tensione che è un requisito necessario per leader, comandanti dell’esercito o padrini della mafia.

Generalmente sereno e indifferente di fronte alle informazioni di poco peso, è capace di impressionarvi con l’autocontrollo che dimostra in circostanze difficili.

Talvolta reagisce, quando è necessario; nei rari casi in cui si arrabbia, a differenza del tizio nevrotico tutti lo capiscono e prendono la cosa sul serio.

 

La quantità di informazioni a cui siamo esposti a causa della modernità sta trasformando gli esseri umani da persone serene a persone nevrotiche.

Ai fini della nostra analisi, il secondo tizio reagisce soltanto a informazioni reali, il primo soprattutto al rumore.

La diversità tra i due ci mostra la differenza: il rumore è ciò che si dovrebbe ignorare, il segnale è ciò a cui occorre prestare attenzione. (…)

 

In ambito scientifico, il rumore è una generalizzazione che va al di là del suono vero e proprio e serve a descrivere informazioni casuali del tutto inutili per qualunque scopo; dobbiamo eliminarlo, per dare un senso a ciò che stiamo ascoltando. È, ad esempio, il sibilo che sentite sulla linea telefonica e che cercate di ignorare per concentrarvi sulla voce del vostro interlocutore.

Più spesso controllate le informazioni e i dati, più rumore otterrete, e in maniera sproporzionata – invece di ricavare la parte utile, cioè il segnale.

Di conseguenza, sarà maggiore il rapporto tra rumore e segnale.

 

Ipotizziamo che nella realtà che state osservando, una volta all’anno, il rapporto tra segnale e rumore sia di circa uno a uno, metà segnale e metà rumore: ciò significa che più o meno la metà dei cambiamenti è costituita da veri miglioramenti o peggioramenti, mentre l’altra metà è casuale.

Ma se osservate gli stessi dati una volta al giorno, la suddivisione diventerà 95 per cento rumore e 5 per cento segnale.

Se poi li osservate una volta ogni ora, come fanno le persone immerse nelle informazioni dei notiziari e nelle variazioni dei prezzi di mercato, la suddivisione sarà 99,5 per cento rumore e 0,5 per cento segnale. (…)

 

In un ambiente naturale, un fattore di stress è informazione. Troppa informazione significherebbe troppo stress e supererebbe la soglia dell’antifragilità.

L’eccesso di informazioni diviene dannoso: non siamo fatti per comprendere questi concetti, quindi reagiamo al rumore in modo eccessivo ed emotivo.

La soluzione migliore consiste(rebbe) nel considerare soltanto i grandi cambiamenti nei dati o nei presupposti, mai quelli piccoli.

 

Così come è improbabile che scambiamo un orso per una pietra (ma è probabile che scambiamo una pietra per un orso), per una persona razionale che non sta affogando nei dati è quasi impossibile confondere un segnale vitale, fondamentale per la sua sopravvivenza, con il rumore.


Tratto da “Antifragile” di Nassim Nicholas Taleb