“Vorrei qualcosa di più.. accattivante!”

“Non so bene cosa deve saltar fuori, ma di sicuro deve essere accattivante”

“Basta che sia accattivante, per il resto fate voi”

Bisogna educare i clienti ad un uso proprio del linguaggio. Ecco le domande per far sì che i tuoi interlocutori sputino fuori cosa significa, per loro, accattivante

Non so tu, ma tutte le volte che sento frasi di questo tipo i miei marcatori somatici si attivano come quelli di una gazzella che sente un rumore alle sue spalle.

E che significa, nella maggior parte dei casi, un predatore affamato che sta per balzarle addosso con l’intento di riempirsi lo stomaco.

Allarme rosso.

Nello specifico, rivivo questa sensazione ogni volta che sento pronunciare la parola accattivante.

Che ormai ho sentito associare indiscriminatamente a testi, immagini, nomi, loghi, brand, illustrazioni, colori, biglietti da visita, brochure, email, gadget aziendali, ruoli aziendali, sala riunioni aziendale, carta igienica aziendale, auguri natalizi aziendali e chissà cos’altro che ho rimosso per la mia salute mentale.

Voglio un brief accattivante

ac-cat-ti-vàn-te

Il vocabolario Treccani ne da questo significato: attraente, che suscita simpatia e interesse. Composta da a, che indica avvicinamento e cattivare, che deriva dal latino captivare ovvero “fare prigioniero”.

L’accattivante è ciò che attrae e fa prigioniero. È qualcosa che coinvolge e meraviglia, che riesce a esercitare un interesse magnetico.

E fin qui, siamo tutti d’accordo.

Ma perchè ogni – o quasi – elemento della comunicazione deve essere associato a questo termine? Possibile che non si riesca a spingersi un po’ più in là?

Perchè il rischio principale è che accattivante diventi una parola vuota.

Come se, al ristorante, al momento di ordinare il dessert tu dicessi: “Basta che ci sia lo zucchero a velo, poi il resto sono affari vostri”.

Ecco, poi non lamentarti se sotto lo zucchero ci trovi una milanese con patate.

Accattivante non è l’ingrediente segreto che aggiusta qualsiasi cosa. Va bene con un pandoro e con altri mille tipi di dolci, ma non con la carne o con il pesce.

L’importanza di educare al linguaggio

Bisogna iniziare ad educare i clienti anche ad un uso proprio del linguaggio e delle sue sfumature.

Quando si entra in questi discorsi, bisogna diventare bravi a cavare il sangue dalle rape, a torchiare e spremere i nostri interlocutori affinché sputino almeno fuori cosa significa, per loro, accattivante.

Io, di solito, utilizzo domande di questo tipo:

  1. Cosa intendi tu per accattivante? Cosa vuol dire per te?
  2. Cosa vuol dire per il tuo pubblico?
  3. In relazione al tuo pubblico, perché pensi che apprezzeranno qualcosa di accattivante?
  4. In relazione all’obiettivo, come pensi che “fare qualcosa di accattivante” possa aiutarti a raggiungerlo?

Di solito, le reazioni che ottengo vanno dal mutismo al “È un discorso che merita un approfondimento”, passando per “Effettivamente ho detto una cretinata”.

In ogni caso, queste domande sortiscono un effetto 😉

Altrimenti, non perdiamo tempo e riduciamo i brief a quest’unica parola.

Attenzione però: se tutto è accattivante, allora niente lo è davvero.

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