L’evoluzione è come il bricolage: spesso pensiamo sia una marcia di progresso con cui si va dal bene al meglio, dove si migliora. In realtà, l’evoluzione è un’esplorazione di possibilità”.

SBAM.

Questo è stato, più o meno, l’effetto su di me delle parole del filosofo Telmo Pievani, ospite su Rai Tre della puntata di “Ogni cosa è illuminata” di sabato scorso.

“Possibilità”, in particolar modo, ha acceso una lampadina illuminando un passo del libro “Hacking Growth” che ho letto qualche tempo fa:

Il Growth Hacking è un processo di sperimentazione rapida sul prodotto e sui canali di marketing per trovare il modo più efficiente per far crescere un business – Sean Ellis

Mmhh…vuoi vedere che growth hacking ed evoluzione giocano allo stesso gioco, solo su due piani temporali diversi?

Dico growth hacking ma forse dovrei parlare – più in generale – di marketing, di cui il growth hacking non è uno spin-off a sé stante ma un mindset da coltivare e nutrire costantemente, specialmente oggi che – volenti o nolenti – viviamo e lavoriamo dentro il digitale.

Che è l’ambiente ideale per una filosofia testmeasurelearnrepeat, alla base del concetto stesso di growth hacking e del capire oggettivamente cosa funziona e cosa no.

Processosperimentazioneefficienzacrescita.

Un po’ quello a cui mira anche l’evoluzione, che “(…) lavora come un artigiano utilizzando il materiale a disposizione, mettendo insieme cose nuove ed esplorando, appunto, possibilità”, per citare di nuovo Pievani.

Certo, gli orizzonti temporali sono diversi: da una parte abbiamo test che durano 30-60 giorni e dall’altra cambiamenti incrementali che possono durare millenni.

Ma la sostanza è che evoluzione e marketing sottostanno – la prima sicuramente, il secondo dovrebbe impegnarsi di più – a una costante: essere un gioco infinito che si riapre continuamente.

“Quando guardo la natura non mi soffermo sulle cose perfette. Lì non c’è storia, perché è già successo tutto. Dove c’è imperfezione, invece, c’è una promessa di cambiamento: sta per succedere qualcosa”. Charles Darwin

Una lezione che molte organizzazioni non hanno ancora compreso: imparare a rinunciare a prodotti e servizi perfetti [spesso tali solo nella loro testa] in favore di qualcosa di apparentemente imperfetto.

Ma testato, misurato e convalidato come adatto per le persone a cui si rivolge.

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