La mitologia greca racconta che un giorno Piritoo, principe dei Lapiti, convinse l’eroe ateniese Teseo a scendere nel Tartaro per aiutarlo nel chiedere che Persefone, già moglie di Ade, diventasse sua moglie.

Una volta penetrati nell’Oltretomba, chiesero udienza al palazzo di Ade.

Il Dio degli Inferi li accolse e stette a sentire la motivazione della loro venuta; simulando quindi cordiale ospitalità, li fece accomodare su due troni di pietra.

Ma aveva preparato per loro una trappola.

Quelle erano, infatti, le “sedie dell’oblio”: appena qualcuno si fosse seduto sopra una di esse, questa sarebbe divenuta carne della carne del malcapitato, il quale non avrebbe mai più potuto liberarsene, rimanendo in un perenne stato di abbandono del pensiero e del sentimento.

Passarono quattro anni in cui i due rimasero così imprigionati, finché Ercole – sceso nel Tartaro per catturare il cane Cerbero – espresse il desiderio di liberare Teseo, ed ebbe concessa la possibilità di tentare per volontà di Persefone, che lo accolse in qualità di fratello.

Ercole, dunque, si avvicinò alla sedia e iniziò a tirare, finché, con uno strappo lacerante, liberò Teseo. Poi tentò lo stesso con Piritoo, ma la terra cominciò a tremare.

Ercole capì che per gli dèi degli Inferi il Lapita doveva restare nell’Ade: dopotutto, era stato proprio Piritoo l’ispiratore di quella sciagurata idea. Ercole dunque desistette e Piritoo restò nel Tartaro per sempre.

La nostra sedia dell'oblio può essere rappresentata dalla trappola della routine? Dalla trappola che "quelli bravi" chiamano comfort zone? | Alex Bar consulente web marketing Torino

Sei o non sei seduto/a sulla tua sedia dell’oblio?

Personalmente, la domanda che mi sono fatto dopo aver letto questa storia è stata: “In questo momento, siedo forse su una sedia dell’oblio?”.

L’immagine di Teseo e Piritoo che diventano un tutt’uno con un trono di pietra, freddo e immobile nelle movenze, nei pensieri e nelle emozioni, mi ha portato a lanciare una riflessione che giro anche a te: oggi, la nostra sedia dell’oblio può essere rappresentata dalla trappola che “quelli bravi” chiamano comfort zone?

Penso alla trappola della routine, del “ho sempre fatto così”, del “perché rischiare o cambiare visto che tutto sommato sto a galla”, del “il mio marketing e la mia comunicazione bene o male funzionano così da anni“, ecc.

Penso a qualsiasi forma mentis, modello, comportamento o abitudine che ci tiene legati a ciò che – da ormai troppo tempo – riusciamo a fare con il pilota automatico.

Analogamente a quanto insegna la storia del Buddha d’oro, riuscire – o anche solo provare – ad andare oltre alla superficie, ad aprirsi a nuove idee e modelli, a diventare più consapevole del mondo in cui ti muovi e di come cambiano le regole del gioco, sono passi fondamentali per evitare che tu – o la tua azienda o il tuo brand – rimanga intrappolato in un metaforico Tartaro.

Anche perché non sta scritto da nessuna parte che prima o poi arriverà comunque un Ercole in grado di strapparti dalle grinfie del dimenticatoio in cui ti sei cacciato. La condanna potrebbe essere eterna, come quella toccata a Piritoo.

E l’oblio – inteso come assenza di pensiero e sentimento – è la peggior sciagura che possa capitare a un brand.

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