“Storytelling è il nome che diamo a qualsiasi design capace di dare a un fatto il profilo aerodinamico necessario per mettersi in movimento” Alessandro Baricco

In generale la gente ha un pregiudizio, sullo storytelling: pensa che ci sia la realtà e poi, di fianco, la tecnica con cui la si racconta, spesso riassumibile nella capacità di allestire [molto bene] delle palle colossali.

Sbagliato.

Lo storytelling non è una cosa che confeziona, o traveste, o trucca la realtà: è una cosa che fa parte della realtà. Sfila via dalla realtà i fatti e quel che resta è storytelling.

Ergo: uno storytelling senza fatti non è niente, e un fatto senza storytelling non esiste.

E nell’ecosistema moderno, in cui l’immobilità è la morte, dove sparisce lo storytelling niente sopravvive.

Come far muovere un fatto, allora?

La sua capacità di spostarsi nel mondo – la sua andatura, la sua velocità – è quasi integralmente riconducibile alla tua capacità di vedere e disegnare la sua parte di realtà meno evidente, più nascosta, spesso immateriale: il suo fattore aerodinamico, il suo modo di fendere l’aria, di resistere agli impatti, di reggere a velocità fulminanti.

Se ci tieni ai tuoi fatti e alle tue idee, devi essere capace di dar loro un profilo aerodinamico, devi lavorare duro fino a quando non penetrano nell’aria della sensibilità collettiva, devi continuare a capirle meglio fino a quando non riesci a ricondurle a una figura capace di rotolare nel mondo.

E devi anche imparare a rinunciare alla soluzione “più giusta”, se non trovi il modo di farla rotolare. Perché una soluzione perfetta che non riesci a spiegare alla gente è destinata a fallire.

Peggio: è destinata a perdere contro soluzioni assai più scadenti, ma dotate di forte aerodinamicità.

– Tratto e ispirato da The Game di Alessandro Baricco –

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